credito risparmio e debiti


Sportello di Tutela ed Accesso al Credito

Quante volte abbiamo ascoltato al telegiornale che in questo periodo è praticamente impossibile ottenere credito dalle banche, di privati ed imprese che si trovano a combattere con la crisi economica, della afflittiva tassazione che attanaglia gli imprenditori costretti a chiudere bottega, e di famiglie senza futuro. Ecco,  proprio per questi motivi, l’Associazione dei Consumatori Asso.Cons.Italia, amplia i propri servizi con  l'apertura dello Sportello di Tutela ed Accesso al Credito. L'obiettivo dello sportello è quello di far conoscere ai consumatori i loro diritti, i mezzi a tutela dei propri risparmi, ed una guida all’accesso al credito. Con questo intento, il supporto dei nostri consulenti consentirà a coloro che intendono accedere al credito di conoscere e di porre l’attenzione al T.A.E.G., alle commissioni, alle spese accessorie e le altre condizioni economiche previste nei contratti, diffidando da chi promette la facile concessione di finanziamenti a costo zero. 

Per chi, invece, ha già ottenuto credito, lo sportello propone di controllare i tassi dei c/c e dei mutui, individuando la presenza di costi e condizioni frequentemente usuraie ed anatocistiche, al fine di bloccare procedure esecutive e richiedere il risarcimento dei danni. Si propone altresì la rinegoziazione e ristrutturazione di tutti i debiti, ricercando idonee garanzie a saldo e stralcio con riduzione degli importi, vagliando la possibilità di  accedere al “Piano del consumatore”. Tale procedura, contemplata dalla legge numero 3 del 27 gennaio 2012, che regola la “Composizione della crisi da sovraindebitamento”, prevede la possibilità per i consumatori in difficoltà di rinegoziare i propri debiti con i creditori, sulla base di un piano di ristrutturazione del debito. Il Piano, permette di sospendere tutte le procedure esecutive e di sanare i propri i debiti. 

Per le imprese, la consulenza fornita va dall’elaborare un check-up aziendale – finanziario, illustrando alle aziende i punti deboli da superare in ossequio ai princìpi di Basilea e migliorando altresì il rating aziendale, al difendere le imprese che hanno revoca fidi o richiesta di restituzione di mutui, e bloccare i decreti ingiuntivi ed i pignoramenti. 

Nell’ottica della tutela finanziaria l’Asso.Cons.Italia  ha recentemente presentato presso la Regione Lazio, il progetto di  “financial education”  con lo scopo di attivare un processo attraverso il quale i consumatori possano migliorare la propria comprensione dei prodotti e delle nozioni finanziarie, sviluppare le capacità e la fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie.



Problemi con Equitalia?

L'Asso.Cons.Italia in partnership con professionisti del settore tributario e fiscale offre a tutti i consumatori una consulenza gratuita per valutare vizi di forma della cartella esattoriale, prescrizione, ecc. 

Inoltre è possibile valutare l'intera posizione debitoria al fine di verificare casi di anatocismo tributario attraverso perizia econometrica. 

Se sei una azienda e ti hanno o ti stanno costringendo a chiudere bottega...

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Si perde il diritto alla pensione di reversibilità se si rinuncia all'eredità ?

Quando vi sono i requisiti per la pensione di reversibilità non se ne perde il diritto se si rinuncia all'eredità.
Secondo quanto statuito dalla Corte Costituzionale, la pensione di reversibilità è una forma di tutela previdenziale nella quale l’evento protetto è  un fatto naturale quale la morte che, secondo una presunzione legislativa, crea una situazione di bisogno per i familiari del defunto, i quali sono i soggetti protetti (Corte Costituzionale 28.07.1987, n. 286).
Il diritto alla pensione di reversibilità - sorto in capo ai superstiti, in presenza ovviamente dei requisiti legislativamente previsti - è dunque un diritto che spetta automaticamente per legge iure proprio e non è in connessione alcuna con la posizione riconosciuta ai medesimi soggetti quali eredi del defunto, con la conseguenza, pertanto, che la reversibilità della pensione spetterà anche in presenza di rinuncia all’eredità. 

Per approfondimenti:

INPS

Circolare INPS del 6 febbraio 1991, n.32 



Guida per il consumatore sovraindebitato

In questi mesi chi non ha sentito parlare di sovraindebitamento? Per sovraindebitamento s’intende una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte dal debitore ed il suo patrimonio liquidabile per farvi fronte. A causa delle attuali contingenze economiche il legislatore è intervenuto con la legge 3 del 2012, detta “salva suicidi”, consentendo al consumatore sovraindebitato di proporre ai creditori di sistemare la propria situazione debitoria attraverso tre rimedi alternativi: il piano del consumatore (art. 6, l.3/2012); l’accordo di sovraindebitamento (art.7, c. 1-bis); la liquidazione dei beni con possibile “esdebitazione”(art. 14-ter). L’argomento è attuale, perché recente è il decreto attuativo ed anche l’applicazione pratica dell’Istituto. Chi può presentare la proposta? Legittimato a presentare il ricorso per il piano del consumatore è solo il consumatore, inteso come la persona fisica che ha assunto obbligazioni per scopi estranei alla professione svolta o all’attività imprenditoriale. Tutti gli altri soggetti diversi dal consumatore “non fallibili” possono accedere alle altre due procedure.  A chi si presenta l’istanza della procedura di sovraindebitamento? L’istanza si deposita presso il Tribunale del luogo di residenza o sede principale del debitore. Che documentazione presentare?  È necessaria la documentazione anagrafica, reddituale e quella relativa sia allo stato debitorio sia all’attivo patrimoniale. Chi prepara l’accordo e ne attesta la fattibilità? Al fine di addivenire all’accordo con i creditori, il debitore può nominare o chiedere al Giudice che sia nominato, un Organismo di composizione della crisi o un professionista che attraverso un complesso di attività ad esso devolute dalla legge svolge un ruolo di ausilio sia per la fase di predisposizione dell’accordo e del piano di ristrutturazione che della successiva approvazione ed omologazione dello stesso. L’accordo si ritiene raggiunto, ai fini dell’omologazione, quando la proposta consegua il consenso dei creditori che rappresentino la maggioranza, nella misura del 60%, dei crediti ammessi ad esprimersi sulla proposta (art. 11, co. 2), salvo nel caso del pino che non prevede alcun consenso. Sono necessarie garanzie di qualche tipo? La legge prevede tra i requisiti dell’accordo o del piano quelli di solvibilità ed affidabilità, quindi in mancanza di redditi o beni sufficienti per l’attuabilità è richiesto che l’accordo venga sottoscritto da uno o più garanti. Quanto costa? Ovviamente oltre al contributo unificato e marca da bollo bisogna preventivare i costi dell’Organismo di composizione della crisi, del professionista incaricato e dell’avvocato. Ricordiamo che la procedura dell’accordo con i creditori obbliga il Giudice a disporre la sospensione delle azioni esecutive già in essere, mentre nel caso del piano del consumatore il Giudice può disporre la sospensione solo in caso di pregiudizio per la fattibilità del piano. Quanto tempo dura la procedura? I tempi previsti dalla legge sono abbastanza brevi, ma bisogna tener conto della lentezza della giustizia. In linea di massima possiamo concludere che la composizione della crisi da sovraindebitamento ha un potenziale notevole e l’Associazione dei Consumatori Asso.Cons.Italia intende sfruttarlo. Siamo a disposizione di tutti i consumatori per una consulenza gratuita. Per info assoconsitalia@gmail.com e www.assoconsitalia.it. 



Guida all’anatocismo bancario: come diventare creditore della tua banca.

Cos’è l’anatocismo? L'anatocismo bancario è diventato il principale oggetto di contenzioso tra banche e consumatori, esso in poche parole è l’applicazione degli interessi sugli interessi. Facciamo un esempio, se il consumatore Caio, chiede all’istituto di credito un prestito di 5.000 euro e per il primo trimestre gli interessi ammontano a 250 euro (il 5%), il calcolo degli interessi per il trimestre successivo, se effettuato con il metodo dell’anatocismo, avrà come base non più 5.000, ma 5.250. Pertanto, trimestre dopo trimestre il debito del consumatore cresce sempre di più. L’anatocismo è una pratica vietata dalla legge, espresso divieto si ritrova nel codice civile all’art. 1283, ma purtroppo è stata abitualmente messa in atto dalle banche. Fortunatamente, però, di fronte a questa situazione, sono sempre più numerose le pronunce della giurisprudenza, anche di legittimità, che danno ragione al correntista e/o mutuatario e che riconoscono il diritto ad ottenere il rimborso di quanto versato indebitamente alle banche dai consumatori. In sostanza, il divieto di anatocismo obbliga gli istituti di credito a calcolare gli interessi del mutuo solo sulla sorte capitale e non sull’intera rata, inoltre, una conseguenza grave dell’anatocismo è lo sforamento da parte della banca dal c.d. “ tasso soglia” diventando in alcuni casi un “tasso usuraio”. Quindi, cosa fare in presenza di anatocismo? Il primo presupposto è verificare se sul proprio conto corrente risultano “interessi sugli interessi”. Una volta procurati gli estratti conto dalla propria banca degli ultimi 10 anni bisogna rivolgersi ad un consulente, meglio se un perito econometrico, un legale, oppure ad un’associazione dei consumatori. Se dall’analisi si evince di essere in presenza di anatocismo, bisogna inviare una raccomandata alla banca per interrompere la prescrizione e chiedere la restituzione del “maltolto”. Successivamente la legge prescrive, prima della causa in Tribunale, l’obbligo di tentare la mediazione, un procedimento volto a trovare un accordo con la controparte, che deve avvenire con la necessaria e contemporanea presenza tanto dell’avvocato quanto del suo assistito. Se la banca non si presenta o se al primo incontro di mediazione non si trova un accordo, il consumatore è libero di iniziare la causa in tribunale, dovendo così anticipare il costo del contributo unificato, le spese di notifica e i bolli e naturalmente le competenze del proprio difensore e del perito; se invece si raggiunge una soluzione sarà dovuto il compenso al mediatore. Quanto può costare una causa per anatocismo bancario? Ovviamente ci sono delle tasse da pagare: il contributo unificato, i bolli, le spese di notifica dell’atto di citazione, il costo del consulente per la perizia econometrica ed i costi dell’avvocato, tutti costi rapportati al valore della controversia, pertanto, si va da un minimo ad un massimo, però, va anche ricordato che in caso di vittoria con molta probabilità il giudice accollerà alla banca tutte le spese processuali anticipate. Quanto tempo abbiamo per iniziare la causa? Il termine di prescrizione per proporre un’azione per la restituzione delle somme trattenute indebitamente è di 10 anni, che si calcolano dalla data di chiusura del conto corrente. 


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Che cos'è e come si fa la Rinuncia all’eredita'?


Un erede puo' decidere di non accettare l'eredita' destinatagli, manifestandolo espressamente. La rinuncia all'eredita' deve farsi con dichiarazione, resa al notaio o al cancelliere del Tribunale competente (cioe' il Tribunale dell'ultimo domicilio del defunto), entro tre mesi dalla morte se si e' nel possesso dei beni o entro dieci anni se non si e' nel possesso dei beni e non ha effetto se non e' osservata la forma prescritta.

La rinuncia presuppone la morte della persona della cui eredita' si tratta, cioe' l'apertura della successione. Viene effettuata generalmente quando l'eredita' e' gravata da debiti per non dovervi rispondere e in tal caso dovra' essere effettuata anche da tutti i discendenti del rinunciante. Puo' essere fatta anche per agevolare altri coeredi con un unico passaggio di proprieta' qualora l'eredita' sia attiva. La rinuncia non puo' essere parziale, ne' condizionata, ne' a termine.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Artt. 519 e ss. c.c.

CHI PUO' FARLO

Puo' essere effettuata dagli eredi e, nel caso di minori, interdetti, inabilitati e persone giuridiche, chi li rappresenta.

COME SI RICHIEDE e DOCUMENTI NECESSARI

I rinuncianti si devono presentare personalmente, se maggiorenni. Nel caso di minorenni si devono presentare entrambi i genitori in loro rappresentanza.

Per la redazione dell'atto occorrono:

- certificato di morte in carta libera (o autocertificazione);

- 1 marca da bollo da € 16,00;

- documento valido di riconoscimento;

- codice fiscale del defunto e del rinunciante (anche se minore/interdetto/inabilitato o sottoposto ad amministrazione di sostegno);

- copia conforme del testamento (qualora esista);

- nota di iscrizione a ruolo;

- versamento per la registrazione di € 200,00 da effettuarsi contestualmente alla redazione dell'atto tramite modello F23 che si ritira presso l'URP.

Se per minore/interdetto/inabilitato o sottoposto ad amministrazione di sostegno e' necessaria una copia conforme dell'autorizzazione del Giudice Tutelare.

DOVE SI RICHIEDE

La rinuncia può essere ricevuta solo dal Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione (ultimo domicilio del defunto) o da un notaio su tutto il territorio dello Stato.



Il diritto al rimborso dell’assicurazione e delle commissioni finanziarie ed accessorie

Hai estinto o rinnovato un prestito?  

Molti consumatori non sono a conoscenza del diritto al rimborso della quota parte di premio assicurativo quando si estingue anticipatamente un contratto di finanziamento. La specifica fattispecie è espressamente presa in considerazione dall’accordo ABI-ANIA del 22 ottobre 2008, recante “Linee guida per le polizze assicurative connesse a mutui e altri contratti di finanziamento”. In particolare in detto accordo “l'estinzione del contratto assicurativo accessorio al contratto principale di mutuo o di finanziamento; in tale ipotesi il soggetto mutuante restituisce al cliente - sia nel caso in cui il pagamento del premio sia stato anticipato dal mutuante sia nel caso in cui sia stato effettuato direttamente dal cliente nei confronti dell'assicuratore - la parte di premio pagato relativo al periodo residuo per il quale il rischio è cessato”. Nei casi più comuni, questa circostanza capita nell’accensione di mutui bancari, nei contratti assicurativi ove il rischio è correlato al decesso, infortunio, o malattia, ma anche nei contratti di cessione del quinto dello stipendio. Ricordiamo che un regolamento del 01.12.2010 obbliga le compagnie di assicurazione a rimborsare al cliente che ha estinto anticipatamente un prestito la parte di premio non goduta. Anche l’Ivass - l'Istituto per la sorveglianza dell'operato delle Assicurazioni - ha emesso una circolare di agosto 2015, nella quale raccomanda il rimborso automatico e l’applicazione di tale restituzione anche a tutti i contratti stipulati in precedenza. Dunque, il rimborso è automatico e sembra scontato che sia così, ma come spesso accade ciò non avviene e soltanto alcune Compagnie rimborsano automaticamente il premio, mentre altre solo se il cliente lo richiede per iscritto. Volete sapere a quanto ammonta tale rimborso? Facendo due calcoli, il rimborso si ottiene dividendo l’importo totale del premio anticipatamente corrisposto per il numero complessivo delle rate e moltiplicando la somma così ottenuta per il numero delle rate residue alla data di estinzione anticipata del finanziamento. Stiamo parlando di migliaia di euro non rimborsati, senza considerare, il diritto al rimborso delle commissioni finanziarie ed accessorie. Ma quanti consumatori conoscono questa opportunità? E quanti sono in grado di fare tale richiesta? Oggi chi estingue un finanziamento ha diritto al rimborso automatico del premio assicurativo e non “dovrebbe” essere necessario presentare alcuna domanda. Per chi, invece, ha estinto un prestito prima di agosto 2015, sarà necessario formulare una richiesta scritta che è bene inviare via Raccomandata o via Posta Elettronica Certificata, in quanto, le Compagnie assicurative sovente “dimenticano” questo rimborso. Se anche tu devi avere il rimborso, ti invitiamo a prendere contatti con l’Associazione dei Consumatori Asso.Cons.Italia sede di Formia che ti fornirà una consulenza gratuita. Per info: assoconsitalia@gmail.com.